PISCOPIO di
Calabria Home Page
( Proviene da PATAMòS. Visione meridionale. Istituzioni. )
Capitolo 3° - Dove si racconta la brutta piega diplomatica presa nel
vibonese, nei rapporti Chiesa-Stato.
Al Comune di Vibo Valentia però si
profila una fastidiosa incombenza burocratica; siamo al 7° mese di gravidanza
istituzionale ed il nuovo nascituro cresce in sapienza e virtù : dal grembo
della storia pone già qualche domanda, ai ministri del tempio. Il Dirigente
trova sul tavolo, a rovinargli il buon gusto del primo caffè mattutino, una
istanza sindacale: i suoi collaboratori lamentano la petulanza del nascituro,
che li ossessiona con quelle domande inopportune.
L’Eforo n° 6 ( nome.cognome ) legge ad alta voce, per dare esempio di
trasparenza.
Domanda n° 1: E’ possibile avere la documentazione contabile dei
lavori? Quelli programmati a Bruxelles, non quelli a stralcio stitico esibiti a
Vibo Valentia ?
Domanda n° 2: Il Sindaco è al corrente, nell’anno 150° dell’Unità
italiana, che una frazione importante per i voti espressi alla sua parte, è
stata occupata dai Persiani, che riscuotono le tasse a suo nome ?
Domanda n° 3: I comandi provinciali di tutte le istituzioni
pubbliche preposte alla sicurezza e controllo del territorio hanno perso la
catena di comando ?
Domanda n° 4: La CCIAA, esempio di libera partecipazione democratica
allo sviluppo ordinato, equilibrato e operoso del territorio ipponiate, sempre vigile
attenta alla moralità, legalità, onorabilità dei suoi iscritti, può tollerare
l’invasione di queste formazioni fenicie, dedite alla pirateria sui fondali
pubblici e sui fondi europei ?
Domanda n° 5: L’Assoindustria, che si industria da sempre a
mantenere alto il decoro delle regole della buona concorrenza interna ed
esterna, come può tollerare che i suoi buoni iscritti possano ledere i principi
del sommo Adamo Smith ? Si accorge che il loro eccesso di solidarietà
patriottica li porta ad accettare solo il 10% di partecipazione azionaria,
lasciando il resto ( il 90% è la pappa, non la mancia ) alle consorelle e
confratelli del Nord ?
Domanda n° 6: La Regione Calabria vuole impegnare i suoi affollati
servizi statistici per computare l’incidenza percentuale, nella matrice
Reddito/Prodotto locale, delle P.IVA
residenti al di sotto della Linea del Volturno ?
A questa uscita, Aristofane si
avvicina al Regista e gli sussurra qualcosa all’orecchio. Il Regista si agita,
farfuglia in dialetto qualcosa ... scatta d’imperio : “ Fermi! Fermi! …
Ripetiamo la scena … questa battuta potrebbe farci passare brutti momenti …
sembra una provocazione neo-Borbonica … figuriamoci nel 150° anniversario poi …
“
Dal Coro, senza farsi vedere, un
perdigiorno esclama : “ Ma è federalismo, non borbonismo ! “. Il Regista si
volge ad Aristofane, che fa un gesto inequivocabile … “ ho già dato ! Sono 20
anni che faccio la critica ai Cleoni meridionali di turno e piglio botte in
testa, quasi che fossi io la causa dei mali di Mangia-Grecia … “. Si inserisce
il Regista, che ci tiene a fare vedere che è acculturato : “ Magna-Grecia dici
… “. Aristofane continua, borbottando : “ Magna o Mangia, sempre a sbafo sulle
casse pubbliche ! … e sono stufo di passare per rompiscatole … invece di
premiarmi, s’incaz.
pure con me … Rifacciamo al meglio “. E indica il passaggio memoriale : Alza la
mano destra, la porta sul cuore, aperta, non a pugno chiuso, non si sa mai coi simboli, intona la
prima strofa dell’Inno d’Italia … il Coro si infiamma e tutto si ricompone. Al
“SSI!” finale, Aristofane consegna un foglio all’Eforo n. 6, che era rimasto
guardingo; il quale legge ad alta voce, sempre per la trasparenza : “ Si dichiara
solenne fedeltà alla Costituzione italiana, anche, e soprattutto, per la parte
novellata sul federalismo fiscale, sulla libera impresa in libera Europa, etc.
… etc. … “; l’Eforo si spazientisce : “ Va
be!! Va be!! Non è il caso … “; Aristofane insiste : “ soprattutto per la
parte federalista, perché negli ultimi tempi si rinnovano i fasti aulici del
pensiero liberal-liberante del Cavour redivivo, l’Ill.mo Sig. Cav. De’ Tre Monti;
lo metta a verbale “.
Il regista medita sull’ossimoro e
chieda sottovoce ad Aristofane : “ Ma … hai cambiato opinione ? Mi sembra
stavolta, che tu gli lisci il pelo! … Aristò … ma almeno, passano la sbobba ai
teatranti ? o finisce a mostaccioli e vino ? “
Aristofane, lucido in fronte per
via dei fari a 10.000 watt della Banda larga, fa il gesto sornione della
Pantera rosa e sussurra al Regista perplesso : “ fagli recitare la settima ! “;
e il Regista : “ pure le sinfonie di Beethoven … per cullargli il bischero … “;
Aristofane sbotta : “ la domanda … la settima domanda ! “
Il Coro stenta a zittire il
chiacchiericcio, infine l’Eforo n. 6 riprende, ad alta voce, al solito :
Domanda n° 7: La Regione Calabria vuole o no aprire la questione
istituzionale sulle Accise e sulle Dogane? Qui nel vibonese si parla di
centinaia di milioni di euro.
L’Eforo : “ Aristò … ma sempre a
metafore parli ? Ch’è sta cosa ? Che
già il Bilancio è in disavanzo! … e noi rischiamo la giusta mercede …“
Interviene il Regista che
finalmente ha capito : “ Aristofane l’ha già detto da vent’anni. Sul tavolo
tecnico noi parliamo ostrogoto e nel retrobottega padano, veneto, toscano,
romano sforchettano con Cleone e i suoi giannizzeri
locali. Ed ora vuole sapere se il popolo meridionale ha preso coscienza del
valore antropologico del mito di Europa e dei suoi scudi splendenti e degli
euro sonanti … “
Il Coro si lascia prendere la
mano e, fuori ordinanza, prosegue in do di petto : “ … e chi la creò ! “. Il Regista si volta di scatto : “ Ma che
dite! … Finitela! “
Il Coro è incontenibile : “
l’Europa, vogliamo l’Europa ! … Viva l’Europa!
… e chi la creò! ! “
Interviene l’Eforo n. 6; chiama
gli arcieri. A quella vista, tutti s’avviano mogi mogi,
uscendo dalla comune, mentre cala il sipario sulla luna di agosto.
( Indice Patamòs )
Seconda Scena. Dietro le quinte.
Regista: Insomma, fai la Pantera rosa e ammolli scoppole; fai il
patriota e scombussoli il Bilancio europeo.
Aristofane, ispirato, quasi estatico : “La politica è solo per i Saggi,
la lotta politica è per i Cleoni, la guerra è per i barbari”
Regista: Scendi dal cielo, e dimmi che s’ha da fare. E poi, vedi di
riprendere il Capitolo, perché hai perso il filo: non avevi in mente la
questione Stato-Chiesa ?
Aristofane: Aha! … Si! … ecco.
Aveva rovistato tra le carte ed
aveva passato il fascicolo al Regista, il quale leggendo velocemente, sbuffando
di tanto in tanto, finì col dire : “ Ci risiamo … qui qualcuno passerà guai … e
non solo con gli Efori … finiremo
davanti a Licurgo! “. Alla fine chiama il Coro e gli altri comparenti,
Artigiano, Contadini, Infermieri … mischiandoli con la popolazione tutta. Fuori
norma aristotelica, ma grande effetto Live.
Il Coro, in mezzo alla popolazione, nei modi dell’agorà, insinuò le
voci del “si dice”.
Poste le domande, il nascituro
parto dell’ingegno idraulico rimase in dolce attesa, di ispirazione divina. Nel
frattempo egli prese a dialogare con lo spirito di Archimede, con il quale
aveva confidenza, per via del canale multimediale iper-uraneo a banda larga,
inaugurato da poco tempo presso la Città di Vibo Valentia. L’attesa dolce era
pure colta e quindi ne traeva giovamento; di tanto in tanto compulsava l’Email
in arrivo. Ne pescò una che l’aggiornava di un vecchio racconto piscopisano,
recuperato da un vecchietto sulla via della demenza senile.
I vecchi ricordavano che la
gestazione precedente era stata normale, ma il corteggiamento – tra la Rete
idrica e la Rete fognante – era stato lungo, per via di certi interessi
cattolici, tesi ad evitare lo scandalo di una unione sconsacrata. Quest’ultimo
Papa era pure teologo e non lasciava passare storie umane equivoche; in questo
caso poi, si sapeva che non tollerava unioni non-Benedette. E si sa che tra
generi senza sesso qualche rivalità può nascere … figuriamoci tra generi che
condividono in comunione santa lo stesso linguaggio divino.
L’Acqua della Fonte di Bandusia,
per bere e dissetarsi oggigiorno detta Input, e quella della Pipì detta Output,
mescolandosi nelle Reti tecnologicamente innovative e iper-sensibili,
di fatto potrebbero produrre reazioni chimiche devastanti; e compromettenti
l’equilibrio territoriale, di qualità paradisiaca, finora a Piscopio.
Dall’epoca delle Metamorfosi di Ovidio, la sostituzione improvvida con la
scienza chimica di Lavoisier non lasciava respiro ai buoni amministratori
pubblici, che rimpiangevano i bei tempi, quando le divinità fluviali erano vive
e vegete; e ripagavano con servizi mugulanti e
piacevoli gli umani devoti.
Di poi queste rievocazioni
oniriche avevano un effetto miracoloso, dopo gli influssi importati a Roma dai
cristiani di oriente, che ultimamente riuscivano a popolare ogni dove, di
apparizioni e santi e divinità, i luoghi e le contrade; queste fantasie avevano
il pregio ologrammatico di materializzarsi ad un click della memoria.
Ed ecco interviene Mercurio;
arriva trafelato e guardingo : “ hanno trovato rifiuti tossici immensi a San
Calogero, e si teme che ci siano a Piscopio … il Vescovo però dice che li vuole
accogliere amorevolmente … “
Il Coro : “ La vuoi finire ! “
Mercurio : “ Dobbiamo avvisare la popolazione, la Protezione civile
si sta organizzando … “
Il Coro : “ Se non la smetti, passi guai “.
Mercurio : “ ed il depuratore va controllato … “
Il Coro : “ Non hai niente di meglio da fare ? “
Mercurio : “ ci sono decine di morti sospette a Piscopio … giovani
anche … per tumore, e sono giovani in parte … e qualcuno pensa che …”
Dissolvenza al buio. Il Regista
fa conto che sia un effetto scenico e fa per svignarsela.
Dal Coro, una voce fuori dal
coro, riprende sommessamente: “ Da qualche tempo la popolazione ha perso la
voce, sembra ammutolita; circolano voci sotterranee, fuori controllo di verità
“.
Il Regista non resiste; si
precipita col registratore e la video-camera, ma li tiene ben nascosti. Non si
sa mai … però, uno scoop gli salverebbe l’ansia dell’anonimato nella periferia
culturale.
La mattina dopo è un Contadino
povero, che commenta il fatto, e nella sua ingenuità non percepisce il dramma
della democrazia ateniese che volge al termine. Dice che all’Ospedale ipponiate,
da qualche tempo chiuso per riparazioni sanitarie dovute all’arrivo dei
Persiani, hanno dovuto riaprire il Pronto Soccorso; è stato medicato d’urgenza
un signore straniero, con un copricapo a lavamani, e, cosa mai vista, con delle
ali ai piedi. I medici e gli infermieri ed i pochi astanti accorsi, sono
tornati a casa e si domandano giorno e notte chi egli fosse; ma non riescono a
spiccicare parola, neanche in camera da letto, dove le mogli si danno da fare,
mosse pure loro da curiosità.
A questo punto, Aristofane non si
dà pace. E poi con questo regista lunatico, non riesce a dialogare
proficuamente: ondivago, indeciso, timoroso di esporsi socialmente; e troppo
ossequioso della casta vaticana e dei suoi ipocriti proseliti; sempre a caccia
di sbobba.
Lo re-incontra a malo modo nel
retro-scena. Ma non sente ragioni; armeggia con i video-clip, per togliere le
parti più compromettenti: non può rischiare la sua prebenda programmata a
Bologna, a Pisa, o dove diavolo sono quelli con le palanche, gli sghei, i dané … certo … è indecoroso, ma tiene famiglia e non spetta
a lui fare la lotta politica : non l’ha detto proprio Aristofane ? La lotta
politica è per i Cleoni; ed io sono uomo di cultura, d’arte, non di martirio
patriottico.
Aristofane: Ma lo vedi, anche i giornali locali cominciano a
parlarne. Qua … guarda qua …
Gli rifila sotto il naso un
trafiletto de “il Quotidiano della Calabria “ con un intervento di Ulderico
Nisticò.
Il Regista : Aha! Questo poi. Sempre
frizzante, sempre bizzarro, con le sue trovate semi-storiche! Inconcludente e
vanitoso!
Aristofane: Guarda che dice cose interessanti. Si potrebbe
approfondire; sono argomenti da commedia orfica. Vedi, riprendono le profezie
del Nascituro. Muoviti di cervello … trova qualche idea scenica.
Il Regista, punto d’orgoglio ha una fantasia multimediale :
facciamo la scansione elettronica e pubblichiamo l’articolo del Nisticò
sornione.
Aristofane : Va bene! Ma tira fuori il succo, quello acido, al
limone; il forno è pieno di grasso che cola, dopo le ultime abboffate europee. (
Vedi pure : Le lamentazioni di Geremia ).
Attore uno, ( nome@cognome ) : Senti ‘npò … chi è ‘sto
Ulderico Nisticò ?
Attore due, ( nome@cognome ) : Mai corcato!
A1 : Sproloquia sui centennarii. Diche che so poco seguìti dai buzzurri … moh! li
portiamo in culla, ai teatri … ai convegni … ma ‘nvedi
‘npò … vorrebbi pure
li valori curturali, de’ ‘sti babbioni de’ mill’anni fa.
A2 : Fa vede’ … Legge e si rabbuia. E sbotta : Oho!
Vai a vede’ che ci sputtana! Si eschino le
storie de’ i finanziamenti occulti …
quelli riservati alle associazioni vere, quelle serie, quelle de’ noiantri …
semo ne’ guai. Chiama quelli de Pisa! Dille che sieno ‘n
campana … questo burino me sembra che gli raschia la gola.
A1 : Sui centenari rischiamo di brutto. Li sordi li abbiamo già presi. Ma … ce vorrebbe pure pe’ l’intellettuali i modi de
mammà.
A2 : Zitto! Entra gente.
Il Regista ricomincia
a istruire il Coro : Si. E’ vero l’argomento è delicato; è una presa di
coscienza; ma voi non potete ignorarlo. Si parla dei vostri grandi personaggi
del passato, aulico, culturale, importante; quando eravate meglio … schiavi
peggio degli stiavi
d’Egitto, ma li regni erano floridi … e voi morti di fame. E fiorivano grandi
personalità e la cultura la esportavate … e la fame si ammaccava … e si sposava
con la miseria e la malattia … però le liriche commovevano e le scienze
prosperavano e le mamme figliavano e … i figli sono dovuti emigrare … In ogni
caso oggi siete uniti, siete una grande nazione : una d’arme, di lingua, d’altare / di memorie, di sangue, di cor /…morti di
fame sempre, stiavi
d’Egitto pure ancora, ma uniti … Aristò … Qui ‘sto discorso non quadra. Vieni tu, a dire che fare.
Aristofane sottovoce
: piano, piano col Che fare; ci manca
pure la DIGOS ).
Aristofane si mette in posa, con prospettiva
sulla Montagna, e li illumina ammaestrandoli: L’Europa, gran dama di
beneficienza, ha stanziato grandi somme per rievocare, pubblicare le opere
eccelse, sviluppare gli scambi culturali, la formazione alla democrazia, alla
legalità, divulgare il pensiero libero, diffondere … e poi i mezzi e le vie di
Internet … è una cosa seria.
Coro: Sono vent’anni e più che ci propalano convegni, sagre e
passerelle; li vedi tutti agghindati: Casta, Letterati, Scienziati ( pochini
quelli buoni, per sfortuna Zichicché sta in ritiro spirituale ), quelli con la sciarpa
e le camicie di flanella, e Impresari multimediali, e Scolaresche, e Dirigenti;
sembra una festa dei SS. Patroni; solo un poco più scollacciata, per vie delle
donne al seguito, mogli, compagne, amanti, drude, papi, scorte. Arrivano con
due telefonini in mano, non spiccicano due concetti due; metà tempo se la passano
a salutarsi e ringraziarsi a vicenda; vestiti eleganti, mises sgargianti … e se la
svignano alla chetichella adducendo impegni istituzionali improrogabili : ma!?
se siamo alla svendita dei beni pubblici ? E
‘nbe! … Tanto i debiti li hanno rifilato ai …
nipoti.
Un moto elettromagnetico anomalo
fece spegnere le luci, ed il sistema operativo Microsoft segnalò che il
Nascituro si era agitato molto e minacciava di strappare la placenta coi denti
( li aveva già ? ): voleva sapere ‘sta
storia dei debiti lasciati ai nipoti. Gli fu detto con dolcezza che l’ottava
domanda non era ammessa, da feto; quelle già inoltrate ... puzzavano
abbastanza. Doveva aspettare il lieto evento, e solo dopo il battesimo di SRC.
Il Coro riprese, più forte: Guarda bene quelle lì! Le sole che non
smettono di sculettare sono le relatrici. Vengono da fuori, … almeno ci portano
colori, canti e profumi, e lingue moscie. I Relatori
invece hanno l’albergo strapagato e l’areo che non può aspettare. Non si
capisce perché i nostri universitari non li vediamo mai al Nord, mentre quelli
del Nord sono sempre tra noi a spiegarci cos’è l’Europa. Ma le mogli non ce
l’hanno ? Non sono gelose ? Visto che sono sempre in trasferta scortate al Sud.
Il Regista: finitela! Qui le lingue si confondono. Le Donne a
Parlamento sono una cosa. Queste almeno diffondono pensiero femminile, che qui
serve
Il Coro : ‘sti c. Queste ‘nsaccano
soldi : a Pi, BO, MI, TO, VE. Mai una delle nostre.
Ce ne sono di brave.
Il Regista : “ Ma se sono tutte emigrate, quelle brave ? Che hanno
da fare qui ? La calza ? Con uomini come voialtri, che siete rimasti al
neolitico… Torniamo all’argomento! “. Passa le parti scritte ed il Coro si
sofferma a leggere.
Coro : Come?! I centenari sono di omini nostri! E sono personalità conosciute pure all’estero, più
che da noi ? Vedi ‘sto Bernardino
Telesio, è del 1500; è proprio ben stagionato. Santa Fede ( e chi è questa qua?
rivolgendosi ad Aristofane, che intanto fa un pisolino ). Ruggero d’Altavilla :
bono questo; ha massacrato islamici, bizantini, greci, ortodossi; e poco ci
manca che lo fanno santo. San Nilo, questo invece sembra primigenio. Giglio?
Chi era costui?
( segue )
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